Questo cielo stellato mi risuona nel petto e mi fa un po’ male.
Ho le gambe e le braccia ritratte nel cuore, non le riesco a slacciare.
Quelle stelle disegnate sul volto della notte sembrano macchie d’acqua su di un vetro, dopo la pioggia; i miei occhi le contano senza contarle davvero, i miei occhi le accarezzano ma si pungono e sanguinano emozioni un po’ salate.
Le vorrei spostare, le vorrei ridisegnare.
Vorrei sostare su di un altro punto dell’universo, e pure da lì stravolgere ogni stella, confondere lo schema, perdere la rotta.
Sono le stesse stelle che dondolano sotto lo stesso cielo che pure tu hai sfiorato con lo sguardo, ed è così che il tempo si è diluito e ogni pensiero si è fatto liquido, e le ombre sono diventate gli argini dentro i quali permanere.
Cosa resta di un rimpianto, quando ad esso se ne accoda un altro, e un altro ancora?
Se stai osservando il cielo, seppure in questa notte forse coperta di nubi dal punto in cui tu vedi, aiutami a slacciare le braccia, a spazzare via i detriti per puntare il dito sullo stesso piccolo strappo luminoso. Dimmi che ci sei e che mi senti.
Clicchiamo assieme su quel pulsante lontano anni luce da noi, spegniamo ogni cosa e lasciamo che sia la follia ad indicarci la strada.
Siamo solo due nomi che sognano lo stesso sogno, con lo stesso male sul petto e un pizzico d’amore che sosta sul comodino con un segnalibro in una pagina bianca da scrivere assieme.

Stesso cielo, stesse stelle, stessa follia.
Scritto e pubblicato il
da Marco Placido Stissi (alias “
“)
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